Chiesa di N.S. D'Itria

Itinerari. Storia, artigianato e sapori del territorio di Orani
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CHIESA DI N.S. D’ITRIA

La protettrice del buon cammino

La confraternita di N.S. D’Itria compare per la prima volta nelle relazioni delle visite pastorali nel 1684, senza che si parli chiaramente di una chiesa con tale titolo. Nel 600 infatti la chiesa risultava intitolata a San Giuliano. Sembrerebbe che la struttura nel 1630 non fosse stata ancora completata, come risulta da un atto testamentario. In un atto del 1640 si parla della confraternita di N.S. D’Itria riferita alla chiesa di San Giuliano.

LA CHIESA DI NOSTRA SIGNORA D’ITRIA:

Appartenente al culto della tradizione greco ortodossa, l’edificio religioso a navata unica, caratterizzato da archi a sesto acuto in trachite, fa parte di una florida architettura a carattere religioso che abbelliva l’agro di Orani, in epoca medievle capoluogo della curatoria di Dore pertinente al Giudicato di Arborea e compreso nella Diocesi di Ottana.

La villa di Orani che a partire dal 1617 divenne marchesato, vantava la presenza di ben ventisei edifici di culto, la cui cura e manutenzione era affidata alle confraternite, assemblee di fedeli riuniti per l’esercizio di opere pie e di carità. Nell’edificio trovano degna collocazione numerose statue lignee di pregevole fattura, ma sicuramente la più importante è il simulacro della Beata Vergine D’Itria, a nostro avviso ascrivibile alla prima metà del XVII secolo.

All’interno della chiesa possiamo osservare:

  • Il gruppo ligneo di N.S. d’Itria della prima metà del XVII sec. in legno policromo. Bottega Italiana. La Madonna poggia su una piccola base esagonale scolpita con cherubini alati, a sua volta questa è appoggiata ad un’altra base rettangolare riccamente scolpita con un mascherone centrale e due tralci vegetali sui lati. Sulla mano sinistra tiene il Bambino e ai lati sono disposti due pellegrini, forse da intendere come la rappresentazione simbolica dell’Occidente cristiano e dell’Oriente mussulmano. La Madonna veste un abito rosso con cintola dorata chiusa a fiocco e un mantello de “Estofado de Oro”. La statua rappresenta un esempio delle tecniche decorative Spagnole ed è una delle poche a conservare la pittura originale, nonostante abbia subito diversi restauri.
  • Gruppo ligneo di San Giorgio, la principessa e il drago. XVII sec. Legno policromo e cartapesta.
  • Il simulacro di San Giuliano della fine del XVII o inizio XVIII sec. Bottega sarda. Il simulacro è stato ridipinto e sono mancanti gli attributi del Santo, il falcone, la palma del martirio e la spada.
  • San Luigi Gonzaga. Chiesa della Madonna d’Itria. XVIII sec. Legno policromo. Bottega sarda.
  • Sant’Antonio con Bambino . XVIII sec. Legno policromo. Bottega sarda.
  • San Giuseppe Colasanzio. Chiesa della Madonna D’Itria. XVIII sec. Legno policromo.

PITTURE INTERNE

Al 1678 risalgono i dipinti murali del presbiterio, commissionati dai priori di quell’anno della confraternita. I modi del decoratore da un lato si ricollegano ad Andrea Lusso, dall’altro preludono alle figurazioni degli Are.

Notevole interesse riveste la volta a crociera del presbiterio che accoglie l’altare maggiore, affrescata con scene di angeli musicanti recanti differenti strumenti ascrivibili alla tradizione musicale, e la rappresentazione della colomba bianca, simbolo dello Spirito Santo disceso sulla terra. Chitarra, arpa, violini e armonium accompagnano le schiere di angeli intenti a popolare la volta e separati solo dai costoloni che evidenziano la superficie architettonica, chiusa da una chiave di volta riccamente decorata.

ESTERNI

Nel Marzo del 1958 Costantino Nivola ritornò in Sardegna per realizzare la tomba della madre e del fratello nel cimitero di Orani. Curioso di conoscere il parere dei suoi compaesani sulla sua opera, decise di realizzare una mostra di sculture all’aperto e un graffito sulla facciata della chiesa di N.S. D’Itria.

Nivola racconta in un’intervista:<<Quando preparavo il graffito della chiesa d’Itria di Orani, il muratore che aveva fatto l’intonaco s’era limitato a stenderlo soltanto sulla superficie della facciata. Ma la facciata di questa chiesa è quasi libera ai lati ed il muro “gira”. È passato un muratore, un vecchio muratore, ha guardato e ha detto “ ma non fate girare l’intonaco attorno al muro? Se l’intonaco non gira, non fa muro”. Questa osservazione significa che la forma senza dimensioni non diventa cosa, non può costituire scultura. (Satta 1987. Pag.12).

Nivola colorò d’azzurro, a campiture piatte, la parte bassa della facciata, quasi a simboleggiare il mare, per ripetere l’operazione del coronamento, come cielo. L’artista, che volle mantenere i due sedili in pietra ai lati dell’ingresso, realizzò il graffito sull’intonaco ancora fresco. Due maestose figure campeggiano sulla facciata: una maschile, riconoscibile dalla tegola capovolta che ne indica il capo, e una femminile,  fiera nella posa ieratica. Insieme reggono una forma: un pane, un sasso, un oggetto. La donna possiede un’ombra, peso a lui negato, omaggio al raro dono di superiorità spirituale che Nivola riconosceva alle donne. (Altea, 2005).

Altre figure antropomorfe di piccole dimensioni abitano lo spazio delineato dai due corpi preminenti, con una prospettiva gerarchica che rimanda alla pittura medievale e all’immaginario Fancelliano. Narrazione e simbolo, astrazione e figurazione, sole e luna, suggeriscono un’ambientazione atemporale.

Fonti e Bibliografia:

  • “Seda, Prata e Oro” Arte sacra ad Orani – Francesca Pirodda – Pubblicazione per la mostra tenutasi ad Orani nell’anno 2000.
  • L’investigazione dello spazio – a cura di Carlo Pirovano – Fondazione Costantino Nivola – Ilisso edizioni 2010
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